ANFORAH 
Rassegna di poesia, pittura,
letteratura e altro 
"L'immagine della poesia è la poesia dell'immagine"
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VIAGGIO IN EGITTO
Poesie di A. Doronzo, immagini di F. Boffoli

Oltre il dubbio cartesiano
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E' la ricerca del senso delle vene della vita che spinge Adriano Doronzo a mettersi in viaggio verso l'Egitto, lungo l'itinerario più breve dell'esistenza, cioè il Nilo.
E' nata così la raccolta di poesie intitolata "Viaggio in Egitto" che è più vicenda di illuminazioni che descrizione di luoghi, atmosfere, colori, odori. L'insufficienza della parola è infatti il grande scacco di questo cammino, volutamente volto verso il non dire o perlomeno verso il transumanar per verba non si poria (Dante).
Doronzo infatti mira ad avvicinarsi a cogliere il punto nel cerchio della sua essenza, rinunciando esplicitamente alla parola per consegnarsi al dominio dei simboli.
Ed è così che il lettore è posto di fronte ad una sfida di decifrazione che lo porta - sì medievalmente - a contatto con il messaggio iconografico, il cui significato, però, - modernamente - viene rivelato solo al poeta.
Iniziato ai misteri orientali, Doronzo ritrova il tempo che è attimo e secoli, il luogo che è occidente e oriente, la condizione che è movimento e stasi. Rinunciando al dubbio cartesiano, si accompagna al serpente, che è il segreto dell'infinito, degli attimi di riposo eterno.
La poesia, allora, che è il mezzo attraverso il quale render ragione di quest'esperienza iniziatica, si fa prosa. E prosa paratattica che deve quindi abdicare ai nessi logici per dire una verità ermeticamente intuita più che filosoficamente compresa.

Roberta Facchini

Il peso dell'anima
Libro
Non volendo entrare in merito alle capacità stilistiche di Doronzo, già - a suo tempo - positivamente saggiate, intendiamo riferire, prevalentemente, in merito ad alcuni temi significativi insiti nella presente opera "Viaggio in Egitto".
Spicca, ad esempio, sulla copertina dell'interessante pubblicazione l'immagine di un momento emblematico della mitica cerimonia egizia della pesatura delle anime, in cui il dio Horus sta per accertarsi del peso dell'anima esaminata. Un quadro iniziale, a cui Adriano tiene molto, che già di per sé dovrebbe esaurire dubbi e perplessità sull'orientamento, a carattere tradizionale, del predetto lavoro poetico. Da questa stessa immagine introduttiva sorge spontanea una riflessione, oltre tempi e culture in esame, sul significato dell'esistenza dell'uomo, delle sue azioni e della vita oltre la morte: concetti, nell'era del post-tutto, sicuramente non alla moda.
Quindi non solo il coraggio di denudare la propria anima in un diario di liriche, conseguenza di un recente viaggio in Egitto fatto dall'autore, ma anche l'ardire di toccare temi intramontabili e sacri dell'antichità, profondamente radicati alle nostre origini culturali.
Un plauso a Doronzo quindi che dopo aver impresso alcune dediche al lavoro (al Gran Maestro e ai suoi discepoli, a Katerina e Danjel per la loro pazienza ) scrive: "Ti vengo a leggere vita,..."; e continuando: "Nell'imbuto della mia essenza il punto nel cerchio s'avvicina..."; e ancora: "C'era il tempo del silenzio..." "Un unico suono nell'infinito,..."; e di seguito: "Guardo una Rosa, resistere al vento..."; poi: "E quando il canto vibrò nelle stanze delle antiche regine un calore infinito mi avvolse... "; e non ultimo: "Come l'occhio di Horus che finge di scrutare l'orizzonte"; e per concludere: "Questa penna che prova a... a raccontare qualcosa, che raccontare non può, questa penna... il Cairo 30 agosto 2003. Abbiamo compreso, insomma, e non cessano le sorprese; è interessante, ancora, notare come la titolazione delle ventidue liriche è resa dalle date del viaggio che nell'indice, all'inizio del libro, combinandosi con le poesie ed altre cifre - per un gioco numerologico - sembrano restituire, ancora una volta il significante numero ventidue; un numero particolare? Forse sì ma è proprio vero, in certi casi, anche il numero parla, ma senza illudersi... solo se interrogato e non a tutti indistintamente.
(Viaggio in Egitto" di Adriano Doronzo - Franco Puzzo Editore", pagg. 22 - euro 6.90.)

Fedele Boffoli

Viaggio nell’Egitto interiore
Viaggio in Egitto
Quanti hanno amato il film Il tè nel deserto o il libro L’alchimista, sanno cosa significhi restare affascinati e sedotti dal continente africano; essi accorrono mentalmente, richiamati dal deserto silenzioso, così perfetto per far rivolgere lo sguardo all’interno di sé. Continente antico, l’Africa, eterno habitat del genere umano, in quanto sede della nostra prima manifestazione nel pianeta, secondo quanto ci insegna l’antropologia. E in africa misteriosissimo l’Egitto, della cui civiltà restano poderose vestigia, che ci fanno tremare. Anche il poeta Adriano Doronzo fa parte di questa schiera di sognatori, di mistici ricercatori, poeti costruttori di ponti, o di fantastiche oniriche piramidi, per raggiungere il cielo con riti iniziatori di cui la parola è strumento, mezzo idoneo (o non idoneo?) a dire…
La grandezza del sogno, l’epopea del viaggio in Egitto è resa dall’artista in uno smilzo e sapido libretto poetico, titolato Viaggio in Egitto (edizioni FPE, Trieste 2003) nel quale la parola che ricorre più spesso è tremore. Tremore, meraviglia, cuore sospeso di fronte al senso della vita, ritrovata in un paese non esotico ma, ripeto, antico e profondamente, inconsciamente saputo: Ti vengo a leggere vita, / Delle tue vene il senso e poco oltre: Per il Nilo che spezza in due il grande corpo / Accarezzandone l’anima. Terra-anima, ecco un primo binomio e prima chiave di lettura. Terra rievocata attraverso parole brevi ed intense, con stile volutamente spezzettato, ermetico, allusivo, penetrante: È venuto a sorpresa un mattino di vesti bianche, / Una fila di piedi nudi sopra ai sassi bagnati e subito l’immagine esteriore, elegante e sobria conduce lo sguardo del poeta verso altro, un altro paesaggio intimo evocato dal femmineo via vai di donne sulla riva del lago africano, così puro e incontaminato, capace di sanare un ricordo dolorante, di cui a mala pena, e con pena, Doronzo ci racconta in un poetico, suadente balbettio: Una notte dimenticata / Una ferita cancellata / Un’infedeltà annientata… Egli non ci informa di quale notte si tratti, in quale vita, in quale vissuto che gli appartiene, e poco importa al lettore persuaso; contano le infinite possibilità di rinascita che il Nilo sa elargire a chi vi si avvicina con la sacralità che l’acqua della vita esige. Rinascite da colpe ed errori, con un bagaglio di coscienza ampliata. Allora terra-coscienza, ecco un secondo binomio e una seconda chiave di lettura di un testo misterico, di un viaggio nell’Egitto interiore.
Ovunque tra le righe del testo, manifesto o appena intravisto, aleggia il Dio, il Sé dell’Uomo che sa, vede, sente, suggerisce, sorride sotto le spoglie di un passeggero della nave, oppure è simboleggiato nell’occhio di Horus, ancestrale divinità egizia, Dio-falco sinonimo dello spirito universale: Lui c’era, e mi fissava muto: / Come l’occhio di Horus / Che finge di scrutare l’orizzonte compassionevole e sardonico, amabile e onnipresente come l’occhio del Buddha, altro emblema del cosmico fiorito sotto altri cieli, ma sempre illuminato, dunque solare come solare è Cristo, oppure Horus, o Manitù.
Lui c’era. E il dio, figlio del sole e della luna, rappresenta l’unità del maschile e del femminile, quell’interezza che Doronzo ricerca senza dircelo, e riporta, o spera di riportare integra, dall’avventura conclusa, o iniziata finalmente, per non smettere più di avventurarsi nei sentieri di vita e di amore. Non casualmente, la raccolta termina con due liriche, una penultima dedicata alla donna amata: Per donarti questo soffio / finché avrò vita e con un’ultimissima poesia-constatazione: Questa penna che prova a… / A raccontare qualcosa, / Che raccontare non può, non per incapacità espressiva, non per pudore, non per ritrosia, ma per consacrare il valore immutabile della poesia come silenzio e ri-velazione, un velare di nuovo che ci consente di meditare più a fondo, e di ricevere luce, con umile e stupito tremore.

Graziella Atzori

Grafosofia
Viaggio in Egitto
L’era dell’immagine sembra cospirare contro la ricerca di un fondamento dell’essere, così votata al fuggevole, alla velocità della visione di superficie che subito scompare, per dare posto ad un’immagine successiva, a sua volta presto dimenticata. Eppure l’immagine lascia un’impronta persistente e convincente, quando richiama alla coscienza contenuti forti, fondanti appunto sé, il Sé, l’imperituro.
Belle, allora, e suggestive e pregnanti le grafiche di Fedele Boffoli, dense di simboli significanti, volutamente lineari, di una semplicità che si avvicina all’essenzialità infantile di Mirò. Atte certamente a sottolineare e commentare il discorso poetico di Adriano Doronzo e il suo Viaggio in Egitto. Egitto sito dell’eterno, del lento scorrere che sembra, ed è, immobile. Egitto, luogo del sole bruciante con il suo oro filosofico, dove la piramide inamovibile attesta la persistenza, e la pietra, nei suoi significati di substantia prima, è genitrice di forme e di individualità. Belle le figure filiformi dell’umano solitario in ricerca, solo di fronte all’occhio del Dio, o in compagnia del suo serpente, questo ouroboros cosmico che riconduce ognuno al suo centro. Solo, l’umano, in compagnia di una feluca, non diversa dalla nave di Odisseo, strumento del viaggio, di passaggi, di ancoraggi e persistenze, sempre lungo un fiume-simbolo, il Nilo, patria e mistero, liquido segreto.
Tutto ciò l’artista esprime con pochi tratti neri su fondi di carta monocroma, a volte color sabbia, oppure terra di Siena carico, o di un verde chiaro e discreto, o di un rosso fiammeggiante, a seconda del tono principale della poesia prescelta da illustrare. Anche il nero di china usato richiama per analogia gli antichi geroglifici e le figure nere dei papiri. Queste ultime sono state il rompicapo degli studiosi: gli egittologi infatti non comprendevano la scelta del nero piuttosto che del colore da parte di amanuensi e pittori, certamente iniziati ai misteri. La psicologia del profondo indovina qualche spiegazione al riguardo, sa che l’abisso, e il mondo oltre, il viaggio dell’anima nell’Ade non possono essere mostrati che attraverso allusioni; sa che nel buio si stagliano le forme, e le forme oscure inducono a ricercare luce, ci trasportano là dove l’occhio abituale addormentato nulla intravede, se non oscurità.
Sono immagini, ventuno grafiche non tridimensionali, prive di prospettiva, che ancora una volta si accostano per analogia alla pittura ancestrale egizia, piatta, dove il tutto è compresente, in un quadro sintetico e a-logico, a-spaziale, di forte impatto visivo.
Il discorso si fa geometrico, per avvicinarsi gradatamente con volizione al progetto del Grande Architetto: in questa gestualità pittorica di Boffoli prevalgono linee, cerchi e triangoli, a ricordare il convincimento platonico, secondo il quale non è possibile accostarsi alla filosofia se non si è geometri. E neppure poeti o artisti, aggiungiamo noi, vale a dire capaci di individuare le linee fondanti l’universo, investigandole con l’occhio del cuore per riproporle con la propria sensibilità.

Graziella Atzori


Le opere

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Dedica

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Gli autori

Adriano Doronzo
Adriano Doronzo
Fedele Boffoli
Fedele Boffoli
Graziella Atzori
Graziella Atzori
- Adriano Doronzo ha pubblicato nel '93 un libro di poesie intitolato "Ampio Solidale Ampio", (Fpe Trieste).
Nel '95 come cantautore pubblica un album di canzoni intitolato "Forse un film" (Ac.a.e. Dischi - Mi).
È presidente dell’associazione culturale Club Anthares e coorganizzatore del Festival Internazionale "Trieste Poesia".
È nato e vive a Trieste dove si occupa di caffè.
E-mail: info@adrianodoronzo.it.

- Fedele Boffoli, pittore e poeta, nato a Bari nel 1964, vive a Trieste dal 1985; al suo attivo numerose mostre personali e molteplici pubblicazioni su vari temi.
Autore e promotore di manifesti e progetti culturali dirige, attualmente, la webgalleria d'arte e poesia Anforah.
Sue raccolte di opere sono presenti ai siti:
www.artepensiero.it,
anforah.altervista.org (Poièsi - Chrònos - Solaris - Il Resto - Meditation - Oasi - Il Resto e La Memoria del Viaggio - Natura e Cultura - Barcolandia - Città d'argilla - Viaggio in Egitto - Maremetamare - Il Tango dell'Onda).
E-mail: info@fedeleboffoli.it

- Graziella Atzori è nata in Sardegna; vive - attualmente - a Trieste dove ha conseguito la laurea in filosofia dedicandosi al giornalismo, alla critica (letteraria e d’arte) ed alla scrittura creativa.
Ha lavorato - in passato - presso il quotidiano Il Piccolo e la sede Rai di Trieste.
Ha pubblicato romanzi, poesie e fiabe; è presente in varie raccolte di antologie poetiche edite a Trieste, Roma, Toscana ed ha curato alcuni libri di poesia per diversi editori.
Dall’anno 2000 si dedica alle arti visive (pittura, arte digitale ecc.) partecipando a frequenti mostre in Italia ed all’estero. Dal 2006 partecipa ai lavori interdisciplinari della webgalleria d’arte e poesia Anforah per il recupero del significato dell’arte e la promozione dei nuovi talenti artistici.
Graziella Atzori
via delle Ginestre, 9
34 135 - Trieste
tel. 040-422000.

gra.atzori@tele2.it

E-mail: info@fedeleboffoli.it