ANFORAH 
Rassegna di poesia, pittura,
letteratura e altro 
"L'immagine della poesia Ŕ la poesia dell'immagine"
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Rosa Mystica

Testi di Graziella Atzori tratti dalla prefazione al libro "Rosa Mystica e altre poesie" di Stanislas De Guaita
Traduzioni di Vittorio Fincati - Associazione Culturale AREPOeSIA/Franco Puzzo Editore Trieste, 2008
Copertina
Copertina del libro "Rosa Mystica"
È di gran moda oggi strappare l'aureola alla poesia, questa presenza anomala che aspira ancora e sempre all'eternità, in un mondo votato all'effimero. Per avvalorare la propria tesi distruttiva si cita, travisandolo, Baudelaire, che denunciava schiettamente la mercificazione dell'arte, paragonando l'artista e il poeta che deve vendere il frutto del suo ingegno a una prostituta costretta a vendere il suo corpo. Tale è, purtroppo, la condizione di chi sceglie di trasformare un dono spirituale in un commercio, senza patemi coscienziali di sorta. Anzi avallando la concezione della poesia come lavoro. Si levano cori multipli contro una visione purista della creatività, togliendole la caratteristica peculiare, della quale l'artista e il poeta non possono fare a meno, pena la scomparsa dell'ispirazione: la libertà di creare senza costrizioni di sorta, siano queste di tipo ideologico o sociale o economico.
Il poeta per sua natura passa, pur tra mille tormenti, dal regno della necessità a quello della libertà, almeno finché il suo gioco, la sua opera - opera, e non lavoro - resiste alla tentazione di trasmutarsi in un mezzo per raggiungere un fine che non sia unicamente quello del canto.
Reputo necessarie queste premesse, tanto più necessarie nel presentare ai lettori italiani l'antologia poetica di Stanislas De Guaita, personaggio ottocentesco di alta levatura e cultura enciclopedica, la cui breve vita fu votata alla ricerca del Vero, del Giusto e del Bello. Così infatti egli scriveva alla madre in una lettera dolorosa, datata 27 marzo 1894, quasi a difendersi dai pregiudizi materni, che lo volevano pedissequamente ligio all'osservanza dei riti religiosi: "Io credo in Dio e nella Provvidenza e non passa giorno ch'io non elevi molte volte la mia anima verso l'assoluta Bontà, dove il mio spirito anela alla Verità assoluta. Che cosa volete di più?". Tale elevazione è pure il risultato magnifico della poesia, per il Nostro un'effettiva scala di Giacobbe verso il cielo. [...]

[...] Rosa mystica, sogno e ideale, illusione, "incantesimo impostore, fiore d'ironico amore"...non ci meraviglino queste dicotomie, la possibilità di accomunare il bene supremo della verità con l'illusione e l'impostura. Nella cabala gli opposti sono destinati a incontrarsi, a fondersi, a generare uno dall'altro un figlio, simbolicamente ermafrodito. De Guaita definisce l'illusione come "feconda", togliendo al termine la sua accezione negativa di chimera, apparentandola all'utopia. [...]

[...] Il Male, per De Guaita, è confitto nel tempo, ma non possiede una natura radicale, assoluta, metafisica. Ciò è impossibile che sia, diversamente il Male annullerebbe Dio e la sua perfezione. Piuttosto, esso è il male necessario, per quanto orrendo e crudele, despota e istintivamente tirannico, necessario per fare emergere la creatura singola dal seno divino e individuarla. Lo strumento del male è dunque l'egoismo, il suo superamento l'altruismo. Il male è un parto travagliato dello spirito umano incarnatosi. Dio concede per amore una simile possibilità, affinché consapevolmente cresciuti e maturati, possiamo reintegrarci in Lui nella gioia della comunione. [...]

[...] Abbiamo invece la certezza luminosa, consegnataci dal nostro giovane e saggio artista: la visione beatifica della natura benigna, Dea, nella lirica Inno a Cibele. Qui la Natura è descritta con accenti soavi, manifesta la sua bontà materna e consolatrice, il suo volto di Dio-Madre, in armonia con la più moderna teologia cattolica post-conciliare: "Madre del pioppo e della camelia; / madre dell'afide e del fiume superbo: / madre dell'uomo intelligente / e del filo d'erba, concedimi di celebrare il tuo fasto augusto!". E, quel che più conta, la Madre Cibele-Rea risponde sempre all'invocazione-evocazione: "Guarda il blu dei miei laghi e il cielo, il verde dei mari! / Le strade della felicità, figlio, ti sono aperte: / fatti indomito e grande vedendo la mia grandezza!". [...]

[...] Con parole scarne e brevi dirò soltanto che il simbolo della rosa sulla croce allude al risveglio della coscienza individuale che fiorisce sul legno della sofferenza; è conoscenza dell'eterno, radicata e ottenuta faticosamente nel tempo e nello spazio. Le quattro braccia della croce ricordano infatti i punti cardinali, e si estendono all'infinito. Il centro fiorito da cui si dipartono è infinito, infinito il punto iniziale e pure il macrocosmo. Essi sono Uno. Il Logos seminale racchiude la totalità, e secondo il testo giovanneo tramite il Logos tutte le cose sono fatte. Così anche per il Nostro. [...]

Graziella Atzori

Una rosa è una rosa

Libri
Rosa mystica, vista con l'occhio interiore, e rosa dei giardini, di bellezza delicata e sensuale; rosa della passione, rosa profonda, sintesi dell'universo alla maniera di Borges (non di Umberto Eco)... In quanti modi possiamo rappresentare la regina dei fiori, e richiamarla alla mente per accostarla a pensieri di eternità o di fuggevole transito sulle nostre mense, sugli altari, nei cimiteri. Tutto ciò certamente esprime il libro di De Guaita, maestro indiscusso di occultismo e poeta estensore di sonetti e canti perfetti. Libro di versi, Rosa Mystica, giocato sulla dicotomia oblio e persistenza dell'arte poetica, a cui ben si accostano le fotografie di Boffoli e Semeraro, giocate anch'esse sul mistero ambiguo e duale del "qui e ora" (qui una rosa di vita breve come un sospiro), e "eternità dell'attimo" e dell'essere che la fotografia suggerisce.
Istantanee di natura contemplativa e pensosa quelle di Boffoli, con fiori aperti o in boccioli singoli o raggruppati a due, a tre, secondo un linguaggio numerico che rimanda alla filosofia pitagorica e alla visione dell'Uno che si moltiplica in un gioco illusorio, dove il sentimento del Bello si unisce alla doppia consapevolezza dell'effimero molteplice e pure della durata dell'unità sostanziale.
Fotografie centrate sull'essenza della rosa quelle di Semeraro. Qui il particolare dilatato e i primi piani vogliono quasi farci entrare dentro il fiore per carpirne la "quiddità", ma con tocco lieve, anzi lievissimo, attraverso un colore rosa che assomiglia al pianissimo della musica.
Entrambi gli artisti prediligono i colori caldi per l'immagine ed i freddi azzurrati o verdi per lo sfondo, uno sfondo spesso elaborato in chiave fantastica quello di Boffoli, anche intricato, a dirci il sofferto e il vissuto, mentre le rose non hanno spine. Rose del cielo ancor più che della terra, per entrambi i fotografi.
Le fotografie sono inno a quel Tutto da cui provengono. Inno a Cibele, Madre Terra fecondata dall'alto, che De Guaita canta con accenti da amante e di figlio, e Semeraro in specie indica con sensibilità tutta femminile.

Graziella Atzori

Dedica al libro del suo curatore

Presentazione
Presentazione dell'XI festival Int. Trieste Poesia
Da sx G. Longo, I. Puzzo, A. Doronzo
"""Ci sono suoni nell'aria, portatori di odori particolari, luci sfavillanti nell'etere. Suoni che rimandano ad un futuro già consegnato alla memoria. Nomi, profumi, pressanti aspetti di personalità incarnate.
Forze che congiungono, alterano, spazzano via...
Brandelli di sostanze tenui: "materiale per sogni" direbbe il volgare. In uno di questi panorami, di questi quadri dall'aspetto multiforme, in uno di questi riflessi attutiti da profondi silenzi, da "Paci profonde"; a mezza luce, nel cuore della notte l'azione ha partorito ciò che ha ricordato.
Dalle mie e d'altre mani, per pulsione sconosciuta, in assoluto abbandono dedico -
Adriano Doronzo"""

Per l'acquisto del libro:
FRANCO PUZZO EDITORE srl
Piazza Carlo Alberto, 9 - 34123 Trieste;
Tel 040-307910, Fax 040 307914;

E-mail: fpe.trieste@virgilio.it - triestepoesia@tin.it - info@adrianodoronzo.it

Stanislas De Guaita

Stanislas De Guaita
Stanislas De Guaita
Stanislas de Guaita nasce in Francia nel 1861 nel castello di Alteville, da nobile famiglia di ascendenze italiane. Studia nel liceo di Nancy, si trasferisce giovanissimo a Parigi, dove raccoglie ben presto intorno a sé una schiera di letterati e intellettuali, desiderosi di abbeverarsi a una fonte che non sia quella del materialismo, o dell'illusorio mito del progresso. Un progresso in linea retta, senza fine, senza curve di discesa, scioccamente puerile, visione di cui oggi paghiamo le conseguenze nella distruzione delle risorse planetarie, ad opera delle nostre mani. Con occhi capaci di guardare lontano, il giovane artista consegna all'umanità testi lirici lucidamente consapevoli della fine, si vedano le terzine cosmiche di Coelestia fata (Celesti presagi), e tutti i versi che sanguinano, dedicati alla potenza dell'Oblio. Tra il 1883 e il 1885, il giovane spiritualista pubblica diverse sillogi, La musa nera, Uccelli di passaggio e La rosa mystica, libri di successo e precursori di tutta la futura produzione saggistica filosofico-spirituale, esoterica. È nella poesia che possiamo rintracciare la nascita del suo pensiero, profuso in immagini chiaramente scolpite a colori intensi, con uno stile raffinato, curato, fastoso, forte, di tipo anticipatamente espressionista. La forma del sonetto classico è da lui portata alla sua estrema perfezione, quartine e terzine danzano effettivamente al ritmo della vita. Non si tratta certo di vuota forma, quanto della veste più consona a un corpus dottrinale che ancora oggi, e specialmente oggi, riveste importanza, con le sue tematiche universali: il dolore e la sua liberazione, il tempo e l'affrancamento da esso, l'errore e l'autoperfezionamento, l'umano e di contro il Dio e gli Dei, il Cristo cosmico e interiore, Madre Natura e il nostro rapporto con Lei. Non vuota forma, ripeto: "L'idea si diffonde in ampiezza, e sorride / Nello splendore culturale della frase". Da qui nasce il valore positivo, fondamentale e incancellabile, insostituibile dell'arte e della poesia.
Nel 1888 De Guaita è ormai pronto per fondare l'Ordine Cabalistico della Rosa Croce. Questo gesto audace in una società ottusa gli procura molte croci, per l'ideale rosacrociano egli sopporta false accuse, incomprensioni, secondo uno schema tristemente risaputo e che puntualmente si ripete nella storia dei profeti.
Malato e chiuso in volontario esilio, ma circondato da fedelissimi, fra i quali l'ottimo segretario Oswald Wirth, questo spirito possente in un corpo fragile e minato s'invola verso l'altrove a Parigi nel 1897, lasciandoci un patrimonio di conoscenze, tutte da meditare e investigare.

Graziella Atzori

Opere


Rosa Mystica

Supremo affronto

Processione Rustica

A Charles Boudelaire

Diana

Danae

Endimione

Didone

Gli Argonauti

Spiritus flat ubi vult

I miei versi

L'impura

Concordia

Da "Inno a Cibele" - 1

Da "Inno a Cibele" - 2

Da "Inno a Cibele" - 3

Da "Inno a Cibele" - 4

Da "Inno a Cibele" - 5

Da "Inno a Cibele" - 6

Da "Inno a Cibele" - 7

Queen: Un video di Fedele Boffoli dedicato all'archetipo della rosa.

Video: Eros - Rose

Graziella Atzori
Graziella Atzori
Graziella Atzori è nata in Sardegna; vive - attualmente - a Trieste dove ha conseguito la laurea in filosofia dedicandosi al giornalismo, alla critica (letteraria e d'arte) ed alla scrittura creativa.
Ha lavorato - in passato - presso il quotidiano Il Piccolo e la sede Rai di Trieste.
Ha pubblicato romanzi poesie e fiabe; è presente in varie raccolte di antologie poetiche edite a Trieste, Roma, Toscana ed ha curato alcuni libri di poesia per diversi editori.
Dall'anno 2000 si dedica alle arti visive (pittura, arte digitale, ecc.) partecipando a frequenti mostre in Italia ed all'estero.
Dal 2006 partecipa ai lavori interdisciplinari della webgalleria d'arte e poesia Anforah.

Graziella Atzori
via delle Ginestre, 9
34 135 - Trieste
tel. 040-422000.

gra.atzori@tele2.it
Molti suoi scritti e immagini sono pubblicati in questo sito.

Fedele Boffoli
Fedele Boffoli
Fedele Boffoli (pittore e poeta), nato a Bari nel 1964, vive a Trieste dal 1985; al suo attivo numerose mostre personali e molteplici pubblicazioni su vari temi. Autore e promotore di manifesti e progetti culturali dirige, attualmente, la webgalleria d'arte e poesia Anforah. Sue raccolte di opere (immagini e testi) sono presenti ai siti:
www.artepensiero.it
Anforah
(Poièsi, Chrònos, Solaris, Il Resto, Meditation, Oasi, Il Resto e la Memoria del Viaggio, Natura e Cultura, Barcolandia, Città d'argilla, Viaggio in Egitto, Maremetamare, Il Tango dell'Onda, La nave Argo: Mito Metafora e Simbolo, La Via..., l'Arte dei Fiori, il Sole della Luna.)
E-mail: info@fedeleboffoli.it
Via Flavia, 70 - 34 128 Trieste
Tel. cel. 338-2246495

Maria Grazia Semeraro
Semeraro
Mariagrazia Semeraro nasce a Trieste dove vive e lavora; ha frequentato vari corsi di arti figurative e fotografia; ha gestito una bottega di artigianato artistico e rielaborato le dette esperienze in un laboratorio creativo per giovani disabili con notevoli aperture in campo fotografico.
Nel dicembre 1997 tratta le riprese della prima rassegna di Fototeatro Didascalico (sintesi di teatro, fotografia e didascalia); a questa segue "Cerchio Magico", con Fedele Boffoli, in cui collabora a parti di regia.
Nel Movimento Arte Intuitiva (dal 1997 al 2001) documenta la quasi totalità delle manifestazione svolte eseguendo un reportage fotografico per il "Premio Festival della Televisione Italiana".
Dall'anno 2005 collabora attivamente con la webgalleria Anforah per il recupero del significato dell'arte e la promozione dei giovani talenti artistici. Dal 2006 al 2008 realizza le riprese fotografiche per il Premio Festival Internazionale Trieste Poesia con ospiti-vincitori Tahar Ben Jelloun, Omar Lara e Gonšalo M. Tavares.
Nel 2007 il visitatissimo sito internet di "la Repubblica.it" le dedica una completa galleria di immagini con le sue macrofotografie della serie "Sex-fiori" e nel 2008 le pubblica il calendario "Sex: l'incredibile mondo dei fiori" realizzato assieme a F. Boffoli.

Opere in:
La Repubblica 1
La Repubblica 2
Anforah - Sex
WebartMagazine
Anforah - Substantia

Studio-abitazione dell'artista:
via Emo 24, 34100 Trieste
tel. 338 6528791
E-mail: graziasem@tiscali.it

Adriano Doronzo
Doronzo
Adriano Doronzo vive e lavora a Trieste; ha pubblicato con Franco Puzzo Editore le raccolte di poesie "Ampio Solidale Ampio" (1993), "Viaggio in Egitto" (2003) e "Le Stagioni Invisibili" (2005).
Nel 1995 come cantautore pubblica un album di canzoni intitolato "Forse un film" (Ac.a.e. Dischi - Mi).
E' presidente dell'associazione culturale Club Anthares, cofondatore del "Festival Internazionale Trieste Poesia" e direttore della collana di poesie "I Puri" della F.P.E. di Trieste.
E-mail: info@adrianodoronzo.it

E-mail: info@fedeleboffoli.it